Mangiamo senza Glutine: il Grano Saraceno

Nel mio programma Vinci la Stanchezza insegno che una delle cose più importanti da fare per sentirsi più in forma, è escludere eventuali intolleranze.

Infatti anche la dieta più equilibrata deve essere tarata per la singola persona, altrimenti tutti gli sforzi saranno inutili.

Paradossalmente, l’intolleranza al glutine (celiachia) è un disturbo che può avere conseguenze devastanti non tanto per chi accusa forti sintomi (diarrea cronica, ritardo della crescita nei bambini) che ovviamente vengono notati subito, ma per chi accusa quelli che chiamo “sintomi silenti“.

Questo significa che è possibile essere sensibili al glutine senza rendersene conto, accusando una lieve ma continua stanchezza, aggravata da un inesorabile malassorbimento.

Le conseguenze? In breve:

  • Aumenta il rischio di carenze di vitamine e minerali, perché come mi piace ripetere “Non conta cosa mangi, ma cosa assorbi”;
  • Aumenta il rischio di tumore all’intestino a osteoporosi

 

Ora, accade che oggi i test che si presume debbano diagnosticare la celiachia, sono quasi tutti inaffidabili. E’ per questo motivo che consiglio a chiunque, anche a chi è certo di digerire anche i sassi,  di provare una dieta senza glutine per minimo due settimane (sarebbe meglio 4 o 6) e verificare i cambiamenti su se stesso.

Le intolleranze portano ad un peggioramento progressivo (a volte, come ho detto prima, impercettibile) della funzionalità dei villi intestinali, la cui salute però si ristabilisce dopo poche settimane con una dieta priva della sostanza incriminata (nel caso della celiachia, una proteina chiamata gliadina parte del glutine).

Se hai di questi problemi, noterai un netto miglioramento a livello di salute generale durante queste settimane di dieta: regolarità intestinale, solidità del sistema immunitario, aumento della vitalità.

E’ però importante che il glutine sia abolito tassativamente, altrimenti potresti falsare i risultati e dover ricominciare da capo.

Quando poi ritornerai ad introdurre il glutine nei pasti, ti renderai conto che anche un semplice piatto di pasta di grano può procurarti dolori addominali, se sei sensibile a questa sostanza.

MANGIAMO SENZA GLUTINE: IL GRANO SARACENO

Ok, ora passiamo all’argomento centrale di questo articolo: il grano saraceno.

Questo cereale (in realtà è giusto definirlo uno pseudocereale) è del tutto privo di glutine, quindi perfetto per questa dieta di eliminazione.

A dir la verità, il grano saraceno è qualitativamente migliore del grano comune: quindi perché non inserirlo nei propri pasti, anche più volte a settimana?

Ecco i vantaggi del grano saraceno:

 

  • E’ alla base di piatti gustosi come polenta taragna e pizzoccheri della valtellina (le quali però contengono anche una parte di grano, quindi attenzione!).
  • Rappresenta una vera e propria miniera di antiossidanti: una quantità che lo rende altamente protettivo nei confronti di diverse patologie (come confermano studi specifici). Nessun altro cereale è risultato così efficace contro i radicali liberi.
  • Migliora il rapporto HDL/LDL. Secondo questo studio (buckwheat è proprio il grano saraceno), anche se è stato usato il metodo del questionario, il grano saraceno aumenta il colesterolo buono a scapito di quello cattivo e ciò suggerisce un suo ruolo nel trattamento dell’ipertensione e dell’ipercolesterolemia.
  • Fonte di Selenio – Invece di rivolgersi agli inutili e in questo caso pericolosi integratori (qui elenco gli unici che possono essere utili), perché la gente non arricchisce dell’antiossidante selenio la propria dieta attraverso il grano saraceno?

 

COME CUCINARE IL GRANO SARACENO

Il grano saraceno si può acquistare ridotto in farina o in chicchi. Nel primo caso puoi utilizzare la farina per preparare la polenta taragna (con l’aggiunta di farina di mais, quindi piatto adatto ai celiaci) o  i pizzoccheri (mischiando con un 75% di farina di grano duro – vedi foto).

Più comunemente, si trova sottoforma dei caratteristici chicchi triangolari. Pur non essendo nemmeno parente del grano comune e degli altri cereali (botanicamente fa parte delle poligonacee, non delle graminacee) la sua composizione è molto simile e quindi il sistema di cottura è identico a quello degli altri cereali in chicco (ad esempio il farro perlato).

Inizialmente va sciacquato, poi messo in una pentola con poca acqua e cotto per circa 20 minuti con il coperchio, eventualmente aggiungendo acqua.

Le preparazioni possono essere moltissime, dal classico abbinamento con i legumi alle insalate fredde: sarebbe un peccato però sprecare le qualità nutritive e protettive del grano saraceno con condimenti a base di olio o peggio burro stracotti.

Ti è piaciuto l’articolo? Lascia un commento qui sotto, ti risponderò personalmente!

Opt In Image
Soffri di Stanchezza?
Condividi:

5 Commenti

  1. Marco 17 marzo 2013
  2. anna 16 novembre 2014
    • Alessandro Gandini 16 novembre 2014
  3. piero 21 maggio 2017
    • Alessandro Gandini 25 maggio 2017

Lascia un commento