“Sono donna e ho una carenza di ferro. Devo mangiare carne?”

Recentemente una lettrice mi ha posto questa domanda.

Pur essendo uno dei dubbi più classici, mi rendo conto che trovare risposte certe su internet è quasi sempre davvero un’impresa.

Opinioni discordanti, alcune del tutto condizionate da principi personali (che devono sempre essere messi da parte quando si parla di salute), articoli che dicono la verità solo a metà.

C’è chi dice che tutte le donne vegetariane rischiano seriamente l’anemia e chi dice che la carenza è dovuta agli anemizzanti presenti nelle carni bianche.

Quindi, facciamo un po’ di chiarezza.

Il punto della situazione

Le statistiche dimostrano come passando ad una dieta vegetariana non aumentano i casi di carenza di ferro (ma nemmeno diminuiscono).

La spiegazione non è che nei legumi e nella verdura sia presente più ferro, come certi siti pro-vegetarianesimo cercano di farci credere. Ma semplicemente, come accade anche per tanti altri fattori, i vegetariani sono mediamente più attenti a ciò che mangiano, e cosa più importante hanno un intestino in salute (vedrai tra poche righe come questo fa la differenza).

In altre parole: chi mangia carne lo fa 3-4-5 volte a settimana, chi non la mangia sta più attento e assume ogni giorno fonti vegetali di ferro.

80 grammi di cereali integrali, 80 grammi di legumi, una manciata di pistacchi/mandorle e un’insalata mista forniscono abbastanza ferro per una donna, mentre per un uomo ne basta molto di meno.

Aggiungere vitamina C alle fonti vegetali di ferro ne aumenta la biodisponibilità (anche fino al 100%) quindi via libera a frutta dopo i pasti e succo di limone per condire (con il ferro di origine animale, il cosiddetto ferro eme, questo trucchetto non funziona).

Quindi la carenza di ferro è dovuta ad una cattiva alimentazione, e non ad una questione di vegetarismo/onnivorismo (termini che di per sé non dicono nulla sulla qualità della dieta). Primo “mito” sfatato!

Ma c’è un altro fattore che dobbiamo prendere in considerazione, ancora più fondamentale:

 

Non è importante ciò che mangi, ma ciò che assimili

Senza tanti giri di parole, questa frase vuol dire che non tutto ciò che ingeriamo, poi effettivamente ci sarà utile. Finché il cibo non passa attraverso le pareti intestinali si trova ancora all’esterno dell’organismo (se ci pensi bene), e questo è sempre più un problema.

Lo è sempre più perché la nostra alimentazione giorno dopo giorno irrita, rallenta e cementa l’intestino, rendendo il processo dell’assimilazione dei nutrienti inefficiente. Si va quindi ad abbassare la biodisponibilità dei micronutrienti, cioè la quantità che realmente assorbiamo e utilizziamo rispetto a quella che viene espulsa.

Solitamente i fattori che determinano questa situazione sono: stress, carenza di acqua e fibre (e quindi stitichezza e gonfiori), intolleranze alimentari (lattosio e glutine su tutti), eccessiva sedentarietà.

Quindi paradossalmente, una dieta troppo ricca di carne, povera di fibre, se non è bilanciata con la giusta quantità di verdure, sul lungo periodo contrasta l’assorbimento non solo del ferro, ma di tanti altri minerali e vitamine.

E questa è solo la punta dell’iceberg, considerando che dalla salute dell’intestino non dipendono solo le carenze nutrizionali, ma anche la solidità del sistema immunitario, la produzione ormonale ecc.

 

In conclusione

Non è vero che le diete vegetariane predispongono all’anemia, come non è vero che la combattono (stesso discorso vale per la carenza di calcio nelle diete vegane). Le carenze dipendono sempre da un’alimentazione sbagliata nel suo complesso. Il primo passo per aumentare l’assorbimento dei nutrienti è migliorare la propria salute intestinale: un primo passo può essere ricorrere ai frullati di verdure.

Al prossimo articolo!

Alessandro Gandini
Consulente di Naturopatia Scientifica

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5 Commenti

  1. laura 6 marzo 2013
    • Alessandro Gandini 7 marzo 2013
      • Elisa 16 dicembre 2014
        • Alessandro Gandini 28 dicembre 2014
  2. Elisa 16 dicembre 2014

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